Si fa presto a dire lampadina

E’ piuttosto normale che dal dimenticatoio ci si imbatta in oggetti di uso comune che un tempo si davano per scontati. Il guaio è che non sempre ci si è in realtà adeguati al nuovo uso comune: magari nel software sopravvive una icona di salvataggio che si riferisce ad un oggetto obsoleto da qualche generazione di PC. L’oggetto di questo post invece è la lampadina.

Come è fatta una lampadina che illumina una stanza: beh, si posso scegliere tra diverse tecnologie, tipo una lampada alogena, oppure una a fluorescenza, oppure i led. Quelle con il filamento invece sono quasi fuori commercio, per cui non se ne dovrebbe neanche parlare. Delle tecnologie elencata quella che preferisco è la collaudata lampada a fluorescenza, ottima illuminazione e bassi consumi. I led li lascerei stare ancora per qualche anno.

Quello che però SAVNO (vedi calendario 2010) e l’assessore del comune di Orsago (vedi Orsago Notizie)  sembrano se non conoscere quanto meno ignorare è che queste lampadine, benché siano la metodologia di illuminazione maggioritaria, non possono essere assimilati al concetto di lampadina a resistenza nel momento del fine utilizzo e smaltimento. Esse devono essere trattate in modo separato in quanto contengono (o contenevano?) basse percentuali di mercurio e vanno quindi conferite con gli elettrodomestici al CARD, smaltirle nel secco è il modo sbagliato (e gli sbagli li paga il territorio con la benedizione del verde politico).

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